A sud-est di Campofilone, a circa 300 metri dal borgo, si conserva un’interessante struttura ipogea di epoca romana, realizzata in calcestruzzo pozzolanico e composta da due grandi ambienti rettangolari coperti da volte a botte. L’edificio, lungo oltre 12 metri e suddiviso in quattro sezioni, presenta aperture quadrate superiori utilizzate per aerazione e ispezione.
La funzione originaria dell’opera resta incerta: secondo alcuni studiosi, tra cui Giovanni Ciarrocchi, si trattava di una cisterna idrica destinata alla raccolta e depurazione delle acque; altri ne sostengono l’uso come granaio sotterraneo, data la totale assenza di incrostazioni calcaree e la particolare secchezza dell’ambiente.
Nei secoli, la costruzione potrebbe aver avuto anche una funzione difensiva e di rifugio: la posizione nascosta e le aperture strette avrebbero offerto riparo e protezione alla popolazione durante le incursioni saracene lungo la costa.